La forra di Schnann

la Storia

"Li vedemmo lì* nel torrente che scendeva dai monti con le sue acque scure. Erompeva da una forra sopra il paese, come rigurgitato da un nero abisso. Sul suo letto rotolavano con fragore le pietre, trascinava con sé tronchi d'albero con le radici scompigliate, simili a tetre chiome." 

Con queste parole il grande poeta tirolese Josef Leitgeb descriveva le sensazioni che aveva provato di fronte alla forra di Schnann durante il suo soggiorno nell'estate del 1907.  

La forra appare anche ai nostri occhi di oggi come un impressionante monumento naturale, formatosi grazie al lavoro erosivo del torrente di Schnann che, a partire dall'era glaciale, ha scavato per millenni le Dolomiti ai piedi delle Alpi di Lechtal sopra Schnann. Oltre la fenditura erosa dal torrente la montagna si apre su un ampio bacino che ospita il lago Vordersee e l'Alperschon. 

Una barriera naturale

La parete di roccia all'ingresso del bacino forma una barriera naturale che protegge il paese dalle frane e dalle valanghe. Ma non sempre è stata sufficiente. È accaduto spesso che il torrente di Schnann trascinasse con sé enormi quantità di ghiaia dopo un'ondata di maltempo, seppellendo il primo piano delle case vicine alle rive, e che le valanghe cadessero a valle con tanta furia da passare attraverso la strettoia della forra, strappando il ponte dai pilastri di sostegno. 

Prima che venissero costruite due barriere antidetriti a monte della forra negli anni 30 del 20° secolo, la neve delle valanghe si accumulava al di là della gola, spesso fino al punto in cui questa si apre su pendii più dolci. Saliti in cima a questi cumuli di neve, i ragazzi si divertivano a lasciare un segno incidendo sulla roccia l'anno e le loro iniziali (figura 1). 

Il sentiero attraverso la forra

Per chi doveva raggiungere i prati alpini o gli alpeggi dell'Alperschon attraversare la forra di Schnann era una gran fatica. Sul fondo della forra era stata strappata al fiume una striscia di terra che veniva usata come passaggio per trasferire il bestiame e trasportare il legname e il fieno. Nel 1990 un'enorme frana ha distrutto il sentiero e per cinque anni non è stato possibile attraversare la forra. In quel periodo (1990-1995) è stato costruito un sentiero con una galleria che passava attraverso la parete est della forra e portava alla prima diga. Aprire la galleria Cäcilia e costruire una barriera efficace è stata un'operazione difficile e complessa persino con la tecnologia di oggi.

Durante la frana del 2005 gli scarichi troppo ampi della massiccia diga di sbarramento non riuscirono a trattenere il materiale e svariate migliaia di metri cubi di detriti sottili scesero a valle seppellendo i primi piani delle case lungo il torrente di Schann. Le strutture costruite di recente offrono una protezione più sicura e il ponte levatoio che attraversa la forra è diventato un'attrazione per gli escursionisti e gli amanti della natura. 

Gli escursionisti possono ammirare la forra di Schann attraverso le grate di acciaio del ponte, guardando il torrente che, dopo la frana del 1990, ha ripreso possesso del fondo della gola. È difficile immaginare che i Grinner, proprietari della malga sull'Alperschon, a giugno di ogni anno portassero il bestiame (circa 60 vacche e 40 vitelli) attraverso la forra fino ai pascoli estivi e lo riportassero a valle alla fine di settembre.

Alla fine di luglio e in autunno i contadini dovevano trasportare i preziosi prodotti delle malghe (burro e formaggio) con i basti fino al passo dell'Alperschon, caricarli sulle slitte (Aperli) e portati a valle attraverso la forra.

Anche i trasportatori di fieno in inverno non avevano altre strade che quella attraverso la forra per andare a prendere il fieno mietuto in estate negli "Gmanden" (prati alpini). 

Utilizzo

Fin da tempi remoti gli abitanti di Schnann hanno domato le acque selvagge che sgorgano ininterrottamente dalla forra, utilizzandone l'energia per azionare i mulini e le segherie. Anche la bottega del fabbro che costruiva i campanacci si trovava lungo il fiume. Dopo aver inutilmente cercato di acquistare l'Alpe Rauz sull'Arlberg, i contadini di Schnann, guidati dal presidente della frazione Johann Josef Scherl, decisero di investire altrimenti il loro denaro e fecero costruire una centrale elettrica in CC da 27 kW che riuscì a coprire il fabbisogno di elettricità del paese per molti anni. La conduttura della centrale veniva inoltre utilizzata per fornire acqua potabile ai residenti. 

Il sistema di rifornimento idrico era però piuttosto inefficiente e, in caso di valanghe o al maltempo, spesso si doveva prendere l'acqua direttamente dal fiume Rosanna o dai canali di scolo dei campi. Solo nel 1969 il sindaco di Schann Gottfried Kerber è riuscito a collegare la linea idrica del paese con quella di Pettnau. La gestione della fornitura elettrica è quindi passata alla TIWAG (Tiroler Wasserkraft AG). 

Il costruttore di campanacci che per 300 anni aveva azionato il maglio con l'energia prodotta dal fiume di Schnann, ora produce l'energia in proprio con un efficiente impianto di microcogenerazione.